Tifoso del Napoli

Il napoletano, e ancora di più il tifoso napoletano, è sempre sotto I riflettori.
Da lui ci si aspetta che confermi quel pregiudizio, così diffuso da essere un pregiudizio universale, che il napoletano è simpatico, sorprendente, divertente  e vincente.
E’ vincente perché è furbo: ma questa furbizia, il napoletano la impiega a scapito degli altri.
L’immagine del napoletano che vince con delle trovate furbe e divertenti deriva dagli aneddoti, dalle barzellette e dai film di totò.
Ciaravolo vuole invece rappresentare un napoletano molto distante da questo stereotipo: un napoletano che potremmo definire dell’archetipo, che fa della leggerezza la propria cifra, che scherza su tutto, con ironia: senza rispettare (nello scherzo) niente e nessuno, compreso sé stesso.
Questo atteggiamento nei confronti della vita aiuta il napoletano dell’archetipo a non arrendersi, e a cercare  delle soluzioni (più o meno efficaci)  in ogni difficoltà, e fa di lui l’indiscusso re dell’arte di arrangiarsi.

Il napoletano che ha in mente ciaravolo è davvero un  vincente, perché la sua creatività
Gli permette di trovare delle soluzioni così efficaci, rapide e poco faticose, da non aver bisogno della furbizia.
Queste soluzioni danno vantaggio non solo  a sé, ma anche agli altri: e sono spesso  così inaspettate e  divertenti, da strappare una  risata.
Quando sono particolarmente  divertenti, le storie che contengono delle soluzioni di questo genere hanno una velocità di diffusione e una  penetrazione molto alte: in brevissimo tempo, sulle ali di un inarrestabile passaparola, arrivano a tutti. Prima a napoli, e poi fuori.
Nella sua rappresentazione di questo napoletano innovativo, ciaravolo parte dal tifoso: se gli riuscisse di rappresentare il tifoso napoletano come capace di grande ironia e di grande creatività, darebbe un fiero colpo all’immagine stereotipata del napoletano in genere, che tira a fregare gli altri.  
Tifoso non è sinonimo di napoletano. Ma, stranamente, napoletano è sinonimo di tifoso. Non c’è infatti alcun napoletano (provare per credere)  che non sia tifoso del napoli.
Il napoletano non è un tifoso all’acqua di rose. Non a caso, viene definito “patuto”: dal greco pathos,  passione.
Il patuto vive le vicende della squadra in modo molto intenso; perciò,  quando le cose vanno male, il rischio di soffrire è molto alto.
A leggere la storia del napoli, quanto a mostrare ironia, il tifoso parte col piede giusto; perché la sua squadra parte col piede sbagliato.
Per dir meglio, con I piedi sbagliati.

Nato nel 1926, nei primi due tornei giocati nella massima serie il napoli fa due punti: uno all’anno.
Guardando il simbolo della squadra: un cavallo rampante, un tifoso esclama con beffarda ironia: “ato che cavallo: chisto è nu ciuccio ‘e  fichella!”
Questo commento, dotato di corrosiva ironia, piace a tutti, e si diffonde velocissimamente in tutta la città: a riprova che, quando sente qualcosa di veramente nuovo e divertente, la gente ne parla volentieri.
Gli effetti dirompenti  quest’ironia partenopea furono due: I dirigenti del napoli riportarono il pretenzioso cavallo nella stalla, sostituendolo, come simbolo della squadra, con un’austera n napoleonica, e il “ciuccio” diventò il simbolo non ufficiale: ma popolarissimo, di questa squadra (almeno per il momento) di brocchi.

Nota: l’ironia è un prezioso patrimonio del napoletano. Sorridere quando tutto va bene è facile: il difficile è farlo quando le cose vanno male. E di momenti del genere, il napoletano, storicamente, ne ha sempre avuti. E continua ad averne. I napoletani usano da sempre l’ironia per sdrammatizzare: per alleggerire le tante difficoltà che hanno sempre incontrato sulla propria strada.
Questo atteggiamento gli permette di accettare le sventure senza drammi. Ma anche  di avere  la serenità necessaria per trovare comunque una soluzione, con quello che ha; una soluzione magari non duratura,  e nemmeno tanto straordinaria, che però gli permette di tirare avanti.
 Il napoletano  può rinunciare a tutto, ma non alla risata: lo sfottò, anche nelle situazioni più tragiche, è sempre dietro l’angolo.
Questa caratteristica gli è molto utile, e non è frutto di una selezione naturale: è una soluzione culturale, storica, a volte  familiare che si trasmette di padre napoletano in figlio napoletano per via orale.


Il tifoso napoletano ha dovuto far ricorso all’ironia assai per tempo:  perché le sofferenze, dal punto di vista calcistico, sono arrivate subito).
(1926-1981)
Il tifo a napoli esiste dal 1926. Anno di nascita dell’associazione calcio napoli.
Il simbolo della squadra è un cavallo rampante, con gli zoccoli posteriori che poggiano su un pallone.  
Primo campionato (stagione 1926/27): partite diciotto, punti  uno.
Retrocessione revocata per motivi geopolitici (il napoli è l’unica squadra del sud).
L’anno successivo, stessa storia: un solo punto in diciotto partite. Nuova retrocessione, e nuova revoca.
“ato che cavallo: chisto è nu ciuccio ‘e  fichella!”, commenta ironicamente un tifoso, habituè del bar brasileiro, in galleria.
“ciuccio di fichella: trentatrè  chiaje (=piaghe), e pure ‘a coda fraceta” è un  modo di dire assai popolare, che si usava (e si usa ancora) per prendere in giro, ma benevolmente, una persona che ha  sempre qualche nuovo acciacco.     
Per questo tifoso, insomma, il napoli non era un cavallo: era un asino. E nemmeno un asino normale: era il più malandato tra tutti gli asini.
Perfettamente in linea con I risultati della squadra.
Questo divertente e ironico accostamento piacque tanto, che in poche ore partì un tamtam che si diffuse in poche ore in modo virale in tutta la città.  
Questo fatto mostrò con chiarezza la capacita dei napoletani di ridere di tutto, anche di  quel che hanno di più caro, come la squadra del cuore: nonostante l’amore per la propria squadra non sia per I napoletani  un  light-motive,  come per  tutti I tifosi del mondo, ma sia addirittura un life-motive: un motivo di vita,  questo non gli impedì di prendere in giro il suo amato napoli.

Il passaparola fu cosi entusiastico e capillare, che un giornalista sportivo, felice scandone, dalle pagine del “mezzogiorno sportivo” avanzò  la semiseria proposta di eleggere il ciuccio a simbolo del napoli.
I dirigenti del napoli non aderirono: ma riportarono nella stalla  il pretenzioso cavallo rampante dello stemma, ormai messo in ridicolo dal “ciuccio”. Ripiegando, già dal 1927, su una n maiuscola, di derivazione borbonica, inserita in un tondo, che è tuttora il simbolo ufficiale della sscn (società sportiva calcio napoli).
Ma il  ciuccio, diventato popolarissimo, era diventato il vero simbolo del napoli.
Per una fortunata coincidenza, poco tempo dopo, nel 1930,  il ciuccio diventa (ò?), a furor di popolo, il portafortuna del napoli.
Accade quando il 23 febbraio, in occasione di napoli-juventus, I tifosi portano al campo di rione luzzatti un asino in carne ossa. E il napoli, incredibilmente,  rimonta da 0-2 a 2-2.
Il ciuccio ha fatto il miracolo: e da quel giorno diventa il portafortuna del napoli. Questo però non impedìsce ai tifosi napoletani di continuare a fare dell’ironia sulla propria squadra: all’inizio di ogni gara, il pubblico gridava “ciuccio fa’ tu!”.
Per sottolineare il fatto che dai giocatori del napoli non ci si poteva aspettare niente...
La storia del ciuccio di fichella viene dimenticata presto, e la funzione scaramantica del ciuccio proseguirà per molti anni ancora.
Si attenuerà soltanto  con l’arrivo di maradona a napoli.
Fine nota)

Qualche tempo dopo, casualmente, il ciuccio e’ diventato un portafortuna:  ma I tifosi hanno continuato a fare dell’ironia sulle capacita’ della  squadra,  esclamando  “ciuccio fa’tu!” prima di ogni partita.

 

Col tempo, qualche discreto risultato il napoli riuscì anche ad ottenerlo:  negli anni trenta, due terzi posti. Ma di vincere, non se ne parlava  proprio.
Di squadre migliori del napoli ce n’erano molte; ma la più forte era  la juventus. Che inanellava scudetti, con qualche sporadico intermezzo di altre squadre. E l’indimenticabile parentesi del grande torino.
Il napoli: non pervenuto.
Fra il 1972 e il 1974, un guizzo: in quegli anni la squadra, allenata da vinicio, giocava   un calcio così bello  da essere battezzato “calcio totale”.
Chi arrivò a rompere le uova nel paniere al ciuccio, vincendo 6 a 2 al san paolo, il 15 dicembre del 1974?
Sempre lei: la zebra.
Nel maggio del 1981 sembriamo finalmente prossimi a farcela: in classifica la juventus ha solo due punti di vantaggio, e verrà a giocare a napoli.
Inutile sognare: la juventus è capace di vanificare qualunque sogno.  
Affidarsi al “ciuccio fa’ tu”, già lo sappiamo: non basterà. E nemmeno rivolgersi a san gennaro, che la lava l’ha fermata; ma con la juve, a quanto pare, non ce la fa...
Ci vorrebbe un’idea per fermare la juve. E ciaravolo  ce l’ha.
E’ una soluzione finale, nel senso di definitiva:  appellarsi alla legge.
Ma non la legge del calcio: quella dello stato. (per capirci: quella uguale per tutti).
Non però per denunciare delle irregolarità da parte della juventus (questo sarà possibile solo molti anni dopo):  per abrogarla. Con una raccolta di firme per un referendum popolare.
Per diffondere questa sua idea del referendum abrogativo della juve, c non si limita a parlarne: per innescare il passaparola  scende personalmente in campo.
Allestendo, in una strada del centro di napoli,  un banchetto per raccogliere firme.

Nota: il momento è quello giusto: pochi giorni dopo, nella stessa domenica di questo importantissimo napoli-juventus, il 17 maggio 1981,  si terranno I famosi 5 referendum indetti dai radicali. Perciò, nei  mesi precedenti, I napoletani hanno visto per strada molti banchetti che raccoglievano firme (ma per davvero...)


Con tanto di striscione,  e di slogan  urlati in un megafono:  “firma qui ed ora, e abroga la vecchia signora”,  “no alla juve dei padroni, boccia agnelli e trapattoni!”.
C’è un finto notaio (in realtà, è un  giornalista), e un gruppo di attivisti: tutti psichiatri della sua equipe.
L’iniziativa piace a tutti: lo dimostra il fiume di napoletani  che si riversa sul banchetto, per firmare.

Il successo è clamoroso. Mettere la propria firma sotto questa divertente, ironica e paradossale proposta è, per  I tanti napoletani che si affollano intorno al “bancariello” di Ciaravolo, un atto liberatorio; un modo per sdrammatizzare. E per gridare la loro entusiastica adesione  a questa iniziativa opportuna, buona e giusta!

Fine nota
Ciaravolo  riprende tutto quello che succede intorno al banchetto con una telecamera ben evidente. E intervista molti degli entusiasti firmatari.
Chi s’imbatte, per la strada, in questo banchetto raccogli-firme, lo  trova così nuovo e  divertente, che  ne parla ad altri.
Questi altri ne parlano ad altri ancora. A napoli, la voce di questa raccolta di firme per abrogare la juventus   diventa virale in poche ore:  
E quasi  altrettanto rapidamente, si diffonde in tutta italia.
Quando, qualche tempo dopo, il  filmato va in onda, ciaravolo  spiega che si tratta di  un suo  nuovo format: un varietà/verità  per raidue, di cui è autore e regista.
Ma nonostante questa smentita arrivi,  in diretta, a milioni di persone,  accanto ai tanti che ne prenderanno atto, molti continueranno a  prendere sul serio questa raccolta di firme; a  cercare inutilmente in strada I bancarielli,  per firmare; e a  raccontare in giro questa vera,  magnifica idea napoletana.

Nota
La smentita, pur venendo da una fonte autorevole come la rai,  non riesce insomma a spegnere l’entusiasmo: nè a napoli,  nè altrove.
Al contrario,  la smentita finisce per diffondere ancora di più l’idea di c di un referendum per abrogare la juve: e per accreditarla come vera.
Questo fa molto ridere: e ancor di più fanno ridere le rimostranze di tanti  juventini, che protestano sull’illegalità di un referendum del genere.
Ma gli  anti-juventini esistenti (e sofferenti) nella penisola sono milioni,  e  sono molto più numerosi dei tifosi napoletani: ecco perché in tanti, nel corso degli anni, hanno continuato (e continuano ancora oggi) a ricordarsi di questa raccolta di firme per abrogare la juventus.


Molti sono ancora dopo molti anni convinti che si sia trattato  di una vera iniziativa.  Assurda,  ma tipicamente napoletana. Evidentemente, visto che la juve non è stata abrogata, non è stato raggiunto il numero di firme necessario...
Come finì? Nel solito modo: sul campo, la juve sconfisse  il napoli, e anche questa speranza di vincere tramontò.  Ma alla juve arrivò forte e chiaro quello il pensiero di chi non tifava per lei.

Nota: questa sperimentazione è per ciaravolo il punto di partenza di una lunga serie di studi sui meccanismi della comunicazione  orizzontale,  che gli permetteranno  di proiettare questo filmato nell’aula magna dell’università di napoli, come argomento della sua tesi di specializzazione  in psichiatria.
In seguito realizzerà altri filmati,  che gli consentiranno di conoscere sempre meglio I meccanismi psicosociali di diffusione di quelle storie false, ma raccontate come vere,  che chiamerà leggende metropolitane; e che saranno conosciute molti anni dopo come fake news.
Proprio da questi studi nascerà la possibilità di diffondere non solo a napoli e in italia,  ma in tutto il mondo, una storia inventata da lui nel 1989: I napoletani,  per evitare  le cinture di sicurezza,  indossano una maglietta con la cintura disegnata sopra. La maglietta invece non è una soluzione destinata a evitare il fastidio della cintura di sicurezza, ma una “trappola di comunicazione in due fasi”,  che coinvolgerà decine di milioni di persone.
Una storia falsa: ma che diventa immediatamente virale, e viene ripresa  come vera dai giornali e dalle tv di tutto il mondo.
La smentita, che farà lo stesso ciaravolo pochi giorni dopo, in centinaia di interviste in tutto il mondo, informerà altri milioni di persone a cui la “notizia” non era ancora arrivata, e permetterà al suo ideatore di studiare,  oltre alla diffusione,  anche I meccanismi di smentita delle fake news.
E gli permetterà anche di vendere, a caro prezzo,  non le magliette con la cintura da lui registrate come logo, ma le immagini:  in esclusiva, perché ovviamente è il solo a possederle. Le magliette le ha realizzate davvero per le immagini che avrebbe venduto per diffondere questa storia troppo bella per essere falsa. Soprattutto capace di confermare le nostre idee preformate( pregiudizio) sui napoletani. Ne ha fatte  solo 100. 50 per chi guida e altre 50 per il passeggero . Tutte firmate e autenticate.
È dal 1981 che vendendo I suoi filmati  alle tv di mezzo mondo e le immagini alla stampa, ciaravolo ha potuto sostenere le sue ricerche sulla comunicazione  orizzontale:  senza bisogno di sponsor privati, nè istituzionali,  perciò, in  piena autonomia. Una condizione quasi mai possibile, se non coincide con gli interessi di chi finanzia le ricerche.

 


1984: arriva diego!  
Il momento più drammatico nella storia del tifoso del napoli coincide, paradossalmente, con l’esordio di diego maradona nel  campionato italiano.
 
Nell’estate del 1984, I dirigenti del napoli riescono a mettere  a segno un colpo magistrale: acquistano maradona, il più grande giocatore del mondo.
I tifosi del napoli sono felici: il cuore si apre alla speranza.
Che questa volta poggia su una base solida. Maradona ce l’abbiamo noi! E’ il migliore, e come modo di fare, sembra più napoletano di noi...
E’ amore a prima vista: dopo tanti anni, I tempi bui sono finiti.
Invece no. E’ ancora peggio, perché la speranza è messa a dura prova. L’arrivo del pibe non porta subito l’oro che ci si aspettava: a godere,  infatti,  sono  loro, gli odia(n)ti tifosi veronesi, che il 16 settembre 1984, nella partita di esordio di diego (prima giornata del campionato 84-85), vedono la loro squadra battere il napoli 3 a 1.
E per di più, insultano ferocemente I napoletani tutti: abitanti, giocatori e dirigenti, con cori e striscioni razzisti.  
E’ un momento difficilissimo, per I tifosi: delusi, offesi, e umiliati.
Secondo il calendario, la partita di  ritorno,  napoli-verona, si giocherà al san paolo il 20 gennaio dell’85. In campionato, il verona vola, mentre il napoli continua ad andare maluccio.
Il rischio di una nuova mortificazione è perciò altissimo.  

Nota: freud dice che la civiltà è iniziata solo quando gli uomini hanno cominciato a insultarsi,  perché questo significa che hanno smesso di affrontarsi a colpi di clava...
Di fronte ai veronesi, perciò, sarebbe già una prova di grande civiltà non usare le mani; e limitarsi a insultarli.
C pensa che la civiltà inizia effettivamente qui: ma non deve fermarsi lì , deve andare ben oltre con un cammino lungo fino ad arrivare al dialogo. Difficile spesso ma irrinunciabile. Ma si sa bisogna essere in due, se l’altro non ci sta allora l’ironia può essere anche più efficace della clava e I suoi derivati , se  lieve e incisiva, sorprendente e divertente, capace di seppellire qualunque avversario con una risata.
Ciaravolo ritiene infatti che il punto più alto per l’homo sapiens: tifosus o no, sia il passaggio dall’insulto alla possibilità  di non prendersi troppo sul serio ma di prendere in giro l’avversario.
In occasione di napoli-verona, I tifosi napoletani avranno l’opportunità di dare una straordinaria prova di sé, di mostrare di essere così civili da essere presi ad esempio non solo sul  campo di calcio: potranno ridicolizzare I tifosi avversari, senza insultarli. Mostrando così di essere di un livello nettamente superiore  al loro de- grado di civiltà .
Non sarà per niente facile: sarà necessario usare l’ironia, e lo si potrà fare solo  se si possiede quella  creattività (con due t: una creatività “turbo”, al quadrato)  che nasce dall’intelligenza, e dalla cultura.
L’ironia è  l’arma più potente nella storia dell’umanità: ma non è a disposizione di tutti. Per generarla (per produrla) ci vogliono degli elementi più difficili da trovare delle “terre rare”.
In questo senso, napoli è una terra rara: I suoi abitanti (o almeno alcuni di essi)  possiedono storicamente quell’ironia necessaria per fare un decisivo passo in avanti.
Pertanto: se,  in quest’occasione,  I tifosi  napoletani  riuscissero a  rispondere ai tifosi  veronesi in modo divertente ed efficace,  senza offenderli: ma utilizzando l’ironia – I tifosi veronesi riceverebbero una lezione davvero indimenticabile.


 L’occasione fa l’uomo leader: e il tifoso vincente. Ciaravolo
Ha in mente quattro parole, che non andranno gridate: e nemmeno sussurrate.
Se al san paolo I tifosi napoletani restassero in silenzio: e nell’intervallo, srotolassero  uno striscione con su scritto “giulietta è una zoccola”,  con queste quattro parole lascerebbero tutti senza  parole: (sia I  tifosi napoletani, che quelli veronesi).

 

Nota: ad aiutare c a realizzare quest’idea  sarà un noto giornalista rai, amico di sempre. Con il coinvolgimento dei capi della tifoseria napoletana ,che lui per lavoro incontra spesso. Questo giornalista e tifoso aveva molto apprezzato l’oceanica raccolta di firme per abrogare la juventus ideata da c: e gli aveva chiesto, in un’intervista, se avesse qualcosa del genere,  per  rispondere ai tifosi veronesi in arrivo a napoli.
 C gli rivela la sua idea dello striscione su giulietta. Piace, e  vanno insieme a parlarne ai capi della tifoseria napoletana.
 Che ne sono entusiasti, e si impegnano  a far preparare lo striscione.  
Preferirebbero però scrivere “giulietta è na zoccola”, invece che “giulietta è una zoccola”.
C non è d’accordo: basta la parola. Il termine “zoccola” è di chiara derivazione napoletana,  ma questa scritta deve sembrare una informazione confidenziale, non un contro-insulto  rivolto ai tifosi veronesi: un’informazione, che la gran parte delle persone già possiede, destinata a chi ancora la ignora.
Proprio perché è un’informazione per tutti, va scritta in italiano: dunque, non  “ ‘na zoccola, ma “una zoccola”.
I leader dei tifosi accettano; ma negli anni successivi, nei racconti e nelle citazioni, prevarrà il “giulietta  è na zoccola”.  Alla napoletana. A dispetto  della documentazione filmica, e fotografica.

 

Arriva il giorno della partita.
Tutto va come previsto: nell’intervallo fra il primo e il secondo tempo, sugli spalti del san paolo compare, in lettere maiuscole azzurre su fondo bianco, lo striscione “giulietta e’ una zoccola”.  
I (pochi) tifosi veronesi presenti rimangono a bocca aperta. Per un momento, restano interdetti anche I tifosi napoletani, che non ne sapevano niente nemmeno loro.  Poi scoppiano in una grande risata, e in un interminabile applauso.
 “giulietta è una zoccola” segna un punto (anzi due: la vittoria varrà tre punti solo a partire dalla stagione 1994-95) a nostro favore: quell’anno (1985)  il verona vincerà lo scudetto, ma a essere  vincente sarà l’immagine del tifoso. E con essa, l’immagine del napoletano.
Le immagini di “giulietta è una zoccola” durano solo un giorno sulla stampa, e in televisione: ma il racconto diventa virale. All’inizio,  a napoli; ma poi,  anche grazie al fatto che il dramma di shakespeare è noto in tutto il mondo, arriverà assai lontano.
Il tamtam interpersonale si estenderà non solo nello spazio, ma anche nel tempo: di “giulietta è una zoccola” si parla ancora oggi.
Questo inesauribile  passaparola non permette a nessuno di dimenticarsene: rinnovando la mortificazione dei tifosi veronesi più beceri. Non solo quando si parla di calcio, ma ogni volta che in una conversazione vengono fuori I napoletani.
E soprattutto quando si parla di idee, e di creatività in generale: due argomenti sempre più attuali.
C studia da tempo I meccanismi della “comunicazione orizzontale”: ma grazie alla diffusione di “giulietta”, potrà mettere a punto alcune strategie di comunicazione che gli permetteranno di ottenere risultati ancora più straordinari.
Come molte altre idee di c, lo striscione “giulietta è una zoccola”  consente alla napoletanità di fare dei passi piccoli, ma significativi, verso l’immagine che gli  sta a cuore: l’immagine di un  tifoso napoletano,  e più  in generale del napoletano, creativo, ironico e divertente, lontano dalla visceralità cieca che lo stereotipo gli attribuisce, ma non per questo meno appassionato.
E soprattutto, un tifoso lontano  dalle “napoletanerie”: cioè dalle storie centrate  sulla furbizia, che è la tendenza a utilizzare la creatività   a scapito degli altri, per ottenere il proprio vantaggio.

Nota: molti  considerano l’idea di “giulietta è una zoccola” ancora più straordinaria di tutte quelle che cc  ha realizzato in tanti anni: dall’aria di napoli (biennale di venezia, 72) alla  finta vendita di targhe false (per il tg 2), all’antifurbo, al parruccasco, alla  s-mail, all’idea del  brand vaffanculo e poi in usa di nowork, alle opere in braille  e a  quelle sulle matite di ikea, alla vendita della voglia di gorbaciov sulla piazza rossa in pieno golpe,  e a decine e decine di altre idee, fino (tra le più recenti) alla selfie-opera sobe,  scultura diventata icona di miami beach.
 

Dopo “giulietta è una zoccola”, anche se quell’anno le cose continueranno ad andare mediocremente, la musica comincia a cambiare.
Maradona inizierà a dare al tifoso le soddisfazioni che ci si attendevano da lui, fino all’apoteosi della stagione 86-87. Al termine della quale il napoli conquisterà il successo più importante della sua storia: lo scudetto.

1987
Nella primavera del 1987, finalmente, il napoli è campione d’italia.
E’ il riscatto di napoli, e di tutto il meridione.
È festa ovunque.
Dieci maggio: nell’indimenticabile giorno del primo scudetto della sua storia, il tifoso napoletano non dovrebbe far altro che urlare al mondo la propria felicità. Come qualsiasi altro tifoso, quando la sua squadra vince qualcosa di grande.  
Ma non è vero che tutti I tifosi felici sono uguali. Non nelle aspettative: l’italia intera è  ansiosa di  vedere quanto clamorosa sarà l’esibizione della gioia da parte di questo popolo esuberante, tracimante, emotivamente portato all’esondazione.
Ci si aspetta che I tifosi napoletani festeggino in modo diverso dalle altre tifoserie: che non si limitino  a invadere le piazze con le loro bandiere, e a dipingersi il volto con I propri colori.
Tutti sono convinti che il tifoso partenopeo  sia speciale non solo quando si tratta di usare il fioretto dell’ironia contro chi usa il bazooka dell’insulto: ma anche ora, che c’è da  festeggiare una grande vittoria.
Cc   pensa che il  tifoso napoletano dell’archetipo vorrebbe condividere questa festa con chi non c’e piu’:
Con le tre generazioni di tifosi del napoli scomparsi prima di questo grande giorno.
Il tifoso napoletano:  senza commuoversi,  in modo ironico e scherzoso si rivolgerebbe non solo ai propri morti, ma a tutti I trapassati remoti: uniti ai vivi dall’amore imperituro per il napoli.
Ciaravolo e’ sicuro che questo invito ai defunti a partecipare alla festa dello scudetto, il  tifoso creativo non lo farebbe solo col pensiero, ma concretamente.

Nota: quest’idea è venuta a c pensando a suo padre, grande tifoso del napoli,  morto solo qualche anno prima.
Il napoletano ha una grande socialità. L’hanno resa necessaria, e inevitabile, la sua storia, e la sua geografia: il vicolo.
La sua socialità lo spinge a parlare con tutti. Senza eccezione: a qualunque mondo, e a qualunque tempo appartengano. Il napoletano parla col padreterno, con I santi – con qualcuno di più, con qualcun altro di meno-; parla  con I vivi, e pure con I morti. Con I morti suoi, ovviamente.
Il napoletano si rivolge ai suoi morti come se fossero (tuttora) vivi: li celebra nelle loro ricorrenze, ma si aspetta il loro aiuto( qualche numero da giocare), e se la prende con loro  se non glielo danno. E ha confidenza con loro: li prende anche in giro, con la sua consueta ironia.
Il napoletano si comporta coi suoi morti così come fa coi suoi vivi.

 

Lo farebbe tracciando una scritta azzurra, a lettere enormi,  su uno dei muri perimetrali del grande cimitero di poggioreale.
Quattro,  parole sentite parole: “che ve site perse!”
E’ vero: I morti li sfotterebbe un pò. Ma con rimpianto, e con affetto. E con ironia: come se avessero deciso loro, I defunti, di perderselo, questo primo scudetto.
Come se fossero responsabili  di non averlo vissuto. E di non essere vissuti.  
A questo punto,  ciaravolo: agendo in nome e per conto dei napoletani creativi, come tante altre volte, questo messaggio potrebbe inviarlo direttamente, e facilmente: dovrebbe solo andare al cimitero di napoli con una bomboletta spray, e scriverlo su uno dei suoi muri perimetrali. In lettere azzurro-napoli.
C è sicuro che chiunque passando di là, la vedesse, ne parlerebbe a qualcun altro. La trasmissione di questa strana notizia diventerebbe virale in un amen (sic): e di lì a poco: a pochissimo, I media la pubblicherebbero. E la foto della scritta rimbalzerebbe ovunque.
E l’immagine  del tifoso napoletano  se ne gioverebbe  assai,  perche’ mostrerebbe  tutta la sua sensibilità, tenera e ironica, sorprendente con molta creativita’.
Fortunatamente però, nel giorno dello scudetto, sarà fuori napoli: e non farà in tempo a tornare, per scrivere questa frase sul muro.   
Sceglie allora un’altra strada, per arrivare a quanta più gente possibile.

Nota: Ne approfitta per verificare definitivamente una strategia complessa per la diffusione orizzontale di una notizia,  anche se  già ampiamente collaudata  nel corso degli anni e perfezionata pochi mesi prima. La diffusione ad una persona. Per far diventare virale il ghiaggettone aveva utilizzato un suo amico del tutto ignaro che era il primo anello di una lunghissima catena. Ed era stato un successo . Questa volta  gli permetterà un ulteriore e importante conferma sulla straordinaria velocità e penetrazione della comunicazione orizzontale.
Ciaravolo sa che questa storia della scritta sul muro del cimitero di poggioreale è così plausibile: interpreta così bene il napoletano dell’archetipo (quello creativo e divertente), da essere irresistibile.Chiunque dovesse ascoltarla non dubiterà sulla veridicità e la racconterà entusiasta a tutti quelli che incontrerà. Innescando un tamtam inarrestabile.

 

Con le sue sperimentazioni , ha scoperto che una storia del genere gli basterà raccontarla anche a una sola persona: una di numero,  per attivare la viralità: un passaparola veloce come il contagio di un virus ad alta penetrazione. Qualunque epidemia fino alla pandemia il responsabile è solo uno: il paziente zero.
Oggi tutti lo sanno, lui è medico e psichiatra e ha scoperto questa possibilità molti anni prima.
Ciaravolo sceglie come “primo ripetitore” un amico: un noto scrittore, grande tifoso del napoli.  
Al telefono, c gli chiede se ha visto (racconta della) la scritta “che ve site perse!” come se fosse una notizia di dominio pubblico: che tutti conoscono, e di cui tutti ne  parlano . È arrivata già a lui che non è a napoli e ne sottolinea  la sensibilità e la genialità di questa città,   cui sono orgogliosi di appartenere.
L’amico scrittore non può nemmeno immaginare  che, in quel momento, l’unico a conoscere questa storia  è lui. Ovviamente, ignora che se l’è inventata ciaravolo : e che l’ha riferita solo a lui, perchè ne diventi il primo ripetitore.
C studia da anni la “comunicazione orizzontale”: il passaparola.
Perciò gli è facile prevedere che, essendo la storia che si è inventato  molto  appetibile, e perfettamente in linea con la  napoletanità, il suo amico ne parlerà a qualcun altro. Che farà a sua volta la stessa cosa.
Così I ripetitori si moltiplicheranno, finchè qualcuno di loro finirà per spingersi un po’ oltre, dicendo:  “questa scritta l’ho vista con I miei occhi, passando da quelle parti, l’altro giorno”. I falsi testimoni oculari si moltiplicheranno: a questo punto, chi potrà mai mettere in dubbio la scritta sul cimitero?  …
Risposta: nessuno.
La notizia  sara’ perciò data come vera anche dalla stampa, dalla radio e dalla televisione...
Ma non c’è la foto (ovviamente: il “che ve site perse!” non è mai stato scritto).
A questo punto parte la caccia per fotografare la scritta: non essendoci  gli smartphone, la documentazione per immagini è di pertinenza dei fotografi.
Perciò, I fotografi vanno al cimitero a cercarla, ma naturalmente non trovano nulla.
Ciaravolo conosce la flessibilità napoletana ed è sicuro che,  ben presto, (almeno) uno dei tanti fotografi che sono corsi al cimitero, il “che ve site perse!” sarà tentato di  scriverselo  da sé. Con un po’ di intraprendenza, e  di vernice azzurra: in quei giorni, facile da reperire.  
I vantaggi per I napoletani  sono molti. E questa storia di napoletanità, creativa, divertente,  inaspettata e originale, diventerà virale.
Le cose vanno proprio così.

Nota.
Il giorno della vittoria-scudetto, ciaravolo fa partire la sequenza: “innesca” la comunicazione  orizzontale così come ha  progettato.
La mattina dopo, la foto del “che ve site perse!” è  sul mattino di napoli. In grande risalto.  
E poi su tutti gli altri giornali.
Questa storia, in origine falsa, è diventata vera: com’è accaduto a molte altre “leggende”. Le leggende, come le profezie,  a volte si avverano; ma non sempre, e non per caso.  
Ciaravolo lo ha scoperto grazie ai suoi esperimenti: ed era percio sicuro di quello che sarebbe accaduto in questa circostanza.  
La foto del “che ve site perse!” sul muro del cimitero di poggioreale, pubblicata da molti giornali e ripresa dalle televisioni, piace moltissimo a tutti I napoletani. Che se ne sentono protagonisti.
In qualche modo, hanno ragione: questa frase l’ha ideata un napoletano (cc); il primo ripetitore è stato un napoletano (l’amico scrittore a cui c l’ha raccontata); a ripeterla sono stati I napoletani, e a scriverla sul muro (per poi fotografarla) è stato pure un napoletano. A pubblicarla per primi I giornali napoletani e tutti I corrispondenti sono napoletani.
(anni dopo, c è riuscito a  riuscito a ricostruire l’intera sequenza, e ha rintracciato il fotografo, un po’ reticente, che aveva scritto quella frase sul muro del cimitero, aiutato dal suo assistente.
Non aveva fatto uno scoop, ma ben di più: quando  aveva scritto “che ve site perse” al cimitero,  non immaginava  di essere stato il primo a farlo:  era convinto che la scritta ci fosse davvero; magari su un muro interno, sfuggito alla sua ricerca.  

 

Come ogni evento soprannaturale che si rispetti, questa scritta continua ad apparire  in molte parti del mondo:  qualche mese fa, a distanza di trentacinque anni,  e di  oltre diciassettemila chilometri, dopo la vittoria dell’argentina nel mondiale del qatar, sul muro del cimitero di lanus (la città natale di maradona)  è apparsa questa scritta lapidaria:  
“no sabe lo que se perdieron”.


1990
Nel 1990 ritorna lo scudetto. E con lui, la festa.
Maradona ha fatto un altro miracolo. E con lui, la squadra e la città hanno vinto ancora.
Ma c’è chi non si dà per vinto. Anche quando, in tutta evidenza, ha perso. O, con ogni probabilità, sta per perdere.
Non stiamo parlando del tifoso milanista. Che il tifoso recrimini, e si lamenti, lo si può immaginare: è nella sua natura.
Ma chi non vuole accettare la sconfitta non è il tifoso: è il presidente (e proprietario) del milan. Silvio berlusconi.  
Berlusconi sa come si fa a vincere: lo dimostrano I suoi tanti successi imprenditoriali, e calcistici (non è ancora sceso in politica). Ma a quanto pare, non sa perdere. Forse perché, per ora, non c’è abituato.
Dai fatti di bergamo (la famosa monetina che ha colpito alemao), non fa che lamentarsi. E frignare. I media: non solo I suoi giornali, e le sue televisioni, non parlano d’altro.
Berlusconi ha acceso una polemica,  e tutti gli vanno dietro. La sua intenzione, e ci sta riuscendo, è di gettare un’ombra sul secondo scudetto del napoli. Siccome gli rode, vuole erodere le capacità dei partenopei. Sminuendole, gridando al complotto.
Non si parla d’altro. Come possono I tifosi napoletani difendersi da questa campagna denigratoria, scatenata da uno che detiene un così vasto potere  mediatico, e non solo?
E’ la solita storia di davide contro golia.
Berlusconi si sente tranquillo. Ma ha fatto I conti senza la creattività (la creatività-turbo che ribalta tutto); se non di tutti I napoletani, di uno di loro. Se poi l’idea dovesse anche far ridere....
Ciaravolo ha un’idea creattiva per colpire berlusconi proprio in questa sua incapacità di accettare la sconfitta. Quest’idea dovrà farà risaltare, per contrasto, la  sportività del tifoso napoletano, che ha di recente dimostrato di saper perdere:  nell’88 il milan è venuto a vincere a fuorigrotta, e I tifosi del napoli hanno applaudito maldini & co.
Ciaravolo userà un’arma segreta.
Segreta per gli altri, perché I napoletani la conoscono benissimo : è il famoso segreto di pulcinella.
Quest’arma  segreta è l’ironia: il famoso sfottò napoletano. Che ferisce: anzi, uccide, ma  senza insultare. Sempre che sia al servizio di una grande creatività.
La trovata “sfottente” che c ha in mente innescherà il passaparola: quella “comunicazione orizzontale” che c padroneggia, per averla indagata in  moltissimi esperimenti.
Se lo sfottò a berlusconi sarà sulla bocca di tutti, I  media: nessuno lo  potrà ignorare: nessun media vi si potrà opporre.
Al contrario: I media, per la loro stessa natura, non potranno che riprendere  quello sfottò. E così contribuiranno alla sua diffusione.  
Con quest’obbiettivo, il giorno prima dell’ultima partita di campionato.
C allestisce un “bancariello” a due passi dalla sede del napoli.
Accanto alle vere bancarelle autentiche di gadget, colme di bandiere, trombe e magliette non originali (“pezzottate”).
Su questo bancariello, il 29 aprile 1990, ciaravolo scende in campo in prima persona. E mette in vendita delle bottigline piene di acqua.
“e’ lacrime ‘e berlusconi: diecimila, tre flaconi“. “sono poche le occasioni in cui piange berlusconi”.
A gridare questi slogan in un megafono di ottone è antonio manzo, psichiatra e  sloganista ufficiale di c, sempre presente in tutte le performances stradali: I suoi  slogan condiscono le notizie, aumentandone la ricordabilità, e la risonanza.  
Le lacrime di berlusconi sono una presa in giro che non contiene alcun insulto, e strappa il sorriso. Per la sua leggerezza, questa trovata non susciterà  polemiche, o commenti negativi: attaccarla sarebbe  difficile.
Se lo facesse, berlusconi darebbe l’impressione di uno che non sa stare allo scherzo: proprio lui, che ama mostrarsi sempre divertente e divertito....
 Sulle sue reti berlusconi vende merci, ed è il re della comunicazione verticale: dai media a noi.  C  innesca invece la comunicazione orizzontale: da noi a noi (e poi ai media: quindi, anche alla comunicazione verticale).
C venderà (per finta) dell’acqua fresca:  venderà  un simbolo, perché ovviamente nessuno pensa che in quei falconi ci siano davvero le lacrime di berlusconi.
Queste lacrime sono una falsa reliquia....
Tutto è pronto: a riprendere il bancariello  questa volta non ci saranno le telecamere di c,  che di solito filmano tutto,  per poter vendere in esclusiva come scoop, all’asta, le immagini: ma  solo dopo che la notizia sia  diventata virale, circolando come vera.
Nota: il valore della  smentita di una notizia che tutti hanno creduto vera, è molto maggiore della più accattivante delle notizie: perciò la smentita  acquisisce un valore aggiunto. C ne è ben consapevole, e se ne avvantaggia come produttore, autore, e ricercatore: ma fa anche il vantaggio del lettore, che dalla smentita impara a nutrire dei dubbi sulla veridicità delle notizie.
Soprattutto quando confermano le sue idee.
Stavolta però è diverso: in quest’occasione cc vuole che la notizia arrivi subito a tutti I media, e che I media la diano contemporaneamente: in tal modo avrà più risalto, e farà  più effetto.  
Fine nota


Che sia creduta vera o falsa,  non importa: colpirà al cuore chi ha avuto dei dubbi sui meriti del napoli. E questo per ciaravolo, tifoso di nascita e napoletano di professione, è un guadagno più grande che mai!
Con questa intenzione, c ha avvertito, la sera prima,  tutte le tv. Le  nazionali (comprese quelle di berlusconi), e le locali. E ha convocato gli inviati  di tutti I giornali, sportivi e no. E I fotografi  freelance: li ha  avvertiti che possono riprendere tutto, senza diritti da pagare. E loro, grati, accorrono numerosissimi. A buon imprenditor, poche parole...
Chi di comunicazione ferisce, di comunicazione perisca. Il fine giustifica I media: e qui il fine è mettere alla berlina berlusconi, che può permettersi una lussuosa spider, e tutti I detrattori del napoli, che si nascondono dietro di lui.
Il successo è clamoroso: la notizia che sono in vendita le lacrime di berlusconi arriva dovunque, in poche ore.  Assai prima che I giornali e le televisioni ne parlino.
La mattina dopo, e nei giorni successivi, la notizia viene diffusa da  tutti I mezzi di comunicazione. L’immagine del napoletano ne uscirà trionfante.  E diventerà uno dei “cavalli di bottiglia”  di un grande tifoso napoletano, ironico, e “sfottitore”: claudio ciaravolo .


2023: il napoli vince il suo scudetto più incredibile: terzo. Ciaravolo propone come nuovo simbolo del Napoli o’ ciuccio che vola.
Per questo straordinario napoli vincente …e il seguito da copiare e incollare ciuccio che vola lungo e di seguito attaccare babbablu.