Chi Siamo

Il simbolo del Napoli è il ciuccio. Nello stemma dell’ Associazione Calcio Napoli, alla sua nascita: nel 1926, c’era un cavallo rampante. Ma i pessimi risultati della squadra spinsero i tifosi, con la tipica ironia napoletana, a declassarlo a “ciuccio”. In seguito, per un caso, si scoprì che il ciuccio portava fortuna. I tifosi, non potendo contare sulla squadra, si raccomandavano a lui: “Ciuccio, fa’ tu!” Oggi, a quasi cent’anni di distanza, il Napoli ha ottenuto una vittoria singolare, perchè plurale. Grazie a un perfetto gioco di squadra fra giocatori e Società, il Napoli è oggi al vertice del calcio italiano, e ai primi posti di quello europeo. Un Napoli così diverso da quello di ieri deve avere necessariamente un simbolo diverso. Nessuno vuole rinunciare al ciuccio: tutti i tifosi gli sono sinceramente affezionati, e gli sono grati per averli accompagnati in tanti momenti difficili. Oggi il ciuccio, come la squadra, e i tifosi, è al settimo cielo. Per essere arrivato così in alto, deve per forza avere le ali: ‘o ciuccio ha mis’e scelle. Lo si può ben dire: è un ciuccio che vola. Incredibile, ma vola. L’espressione “il ciuccio che vola” ha sempre rappresentato qualcosa di assolutamente impossibile: ed è proprio per questo che il ciuccio che vola rappresenta alla perfezione il Napoli di oggi. Questo Napoli è infatti riuscito a fare qualcosa di incredibile: ha vinto il primo scudetto italiano (dopo decenni) senza essere sull’orlo della bancarotta, senza lasciarsi ricattare dai debiti, senza ricorrere alle banche o a discutibili fondi medio-orientali, e senza pericolose vicinanze ad ambienti criminali. E non è tutto: il Napoli è addirittura riuscito a vincere senza appellarsi alla fortuna (è dai tempi di Maradona che non si sente più ”ciuccio fa’ tu”); senza mai piangersi addosso, o trovare scuse. Ma la cosa più incredibile, è che ha vinto senza un D(i)e(g)us ex machina: che si è limitato a benedire dall’alto il meritatissimo successo. Insomma: se il Napoli è diventato una squadra che è sembrata perfetta non solo ai tifosi del Napoli, tutto questo non è incredibile quanto un ciuccio che vola? Questo Napoli, che è riuscito a vincere uno scudetto che negli ultimi vent’anni era stato di solo tre squadre, e tutte del nord, senza appartenere ai gruppi imprenditoriali più potenti del paese; dando più importanza alla squadra che al singolo eroe; costruendo con determinazione una vittoria onesta e leale, come potrebbe rinunciare ad avere come proprio simbolo un ciuccio che vola, magari con una mascherina, e una criniera appena dorata? Per questi motivi, a Claudio ciaravolo è sembrato ovvio, e irrinunciabile, immaginare il ciuccio (che ha umilmente accompagnato il Napoli per 100 anni, spesso difficili) con delle grandi ali: che gli permetteranno di volare, in futuro, ancora più in alto! Più incredibile di tutto questo c’è solo una cosa: la possibilità che i napoletani, da oggi, quando scenderanno ogni giorno in campo nella loro città: la più bella, ma non la più facile da vivere, riescano a pensare anche loro al plurale; a fare squadra; a utilizzare la creatività e la capacità non per arrangiarsi, ma per trovare tutti insieme delle soluzioni efficaci e durature. La speranza di Ciaravolo si poggia sul fatto che i napoletani sono legati alla loro squadra a filo doppio: a Napoli non è la squadra che appartiene alla città, è la città che appartiene alla squadra. Inoltre, per esperienza personale, Claudio sa che all’incredibile, come al meglio, non c’è mai fine. Se tutto ciò accadesse, non solo il Napoli, ma anche la città di Napoli potrebbe adottare come simbolo il ciuccio che vola: magari senza la mascherina, e senza la criniera bionda. Se i napoletani si comporteranno così: se saranno leali, potranno avere le ali. Come quelle del ciuccio. Ad agosto il Napoli ricomincerà da tre: dai suoi tre scudetti. Napoli invece deve cominciare da sé. Ma può trarre ispirazione, e forza, da quel che ha fatto la propria squadra. I napoletani devono guardare avanti, e in alto: lassù qualcuno li ama. E’ un ciuccio che vola!